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Gli alternativi della banda larga
Danno banda larga di qualità, alternativa a quella degli operatori big, a un milione di famiglie e imprese. E adesso vorrebbero darla “ultra larga”, la banda. Ma non possono, perché il Governo non li ha ancora messi nelle condizioni di farlo, nonostante mesi e mesi di promesse. Ecco perché adesso sono disposti a dare battaglia, persino contro il piano banda ultra larga governativo.

Sono gli operatori del Fixed wireless access, riuniti di recente in una Coalizione specializzata: l’idea è proprio quella di mettere assieme le proprie forze per farsi valere sui tavoli istituzionali.

La questione principale dello scontro è l’assegnazione all’asta delle frequenze 3.6-3.8 GHz, per cui già a dicembre l’Agcom ha scritto le linee guida. E nell’ultima relazione annuale, a fine giugno, quest’autorità è tornata a sottolineare l’urgenza di procedere con un’asta. Servono nuove frequenze per coprire meglio e di più gli utenti con queste tecnologie, ma l’asta attende ancora l’avvio da parte del ministero dello Sviluppo economico. La sua posizione ufficiale è che “ci stiamo lavorando”; a quanto risulta a Nova24 i ritardi sono causati però da un mix di fattori: da una parte, quest’asta ha una priorità inferiore, nel lavoro del ministero, rispetto ai più importanti piani banda ultra larga. “Le due cose sono però collegate: abbiamo bisogno di quelle frequenze per partecipare a quei bandi. Vi faremo ricorso quindi se i bandi arriveranno prima dell’asta”, promette Luca Spada, presidente della Coalizione del Fixed wireless access e amministratore delegato di Eolo, uno dei principali operatori del settore.

La seconda questione, motivo dei ritardi, è che bisogna calcolare a puntino la distribuzione geografica di quelle frequenze per evitare interferenze. Bisogna evitare che gli assegnatori si ritrovino insomma con frequenze sporche, poco efficienti. Il ministero ha affidato alla Fondazione Ugo Bordoni il compito di fare questi calcoli.

Non solo: la Coalizione chiede anche che siano messe a disposizione altre frequenze, ora libere o sotto utilizzate: 3.8-4.2 GHz; 5.2 e 5.8 GHz.

Infine, il timore è di essere discriminati sui bandi di gara rispetto agli operatori in fibra, a causa di alcune clausole che si leggono nel testo della pre-qualifica (in attesa dei bandi veri e propri): tra i requisiti per i partecipanti, infatti, si chiede di aver operato per cinque anni nel mercato fibra ottica. E mancano riferimenti espliciti a reti wireless.

«Ma le regole Agcom dicono che anche le tecnologie Fixed wireless access possono concorrere allo sviluppo della banda ultra larga italiana», dice Spada. Ma in quali aree? E’ il classico cane che si mangia la coda dato che, come sostiene la Coalizione, la capacità di coprire aree e di fornire velocità elevate dipende dalla disponibilità di frequenze. Però, certo questa tecnologia sarà opportuna per dare banda ultra larga alle 1,4 milioni di case sparse censite dal ministero (come si legge nella pre-qualifica dei bandi), per gran parte concentrata in Lombardia, Veneto, Toscana.

E’ la prima volta che emerge la stima di questo numero. Non si tratta solo di seconde case isolate, ma anche di agriturismi, bed & breakfast in zone turistiche montane o marittime. Magari molto frequentate in certi periodi dell’anno. Secondo stime di Maurizio Dècina, professore emerito del Politecnico di Milano, il Fixed wireless access ha una efficienza spettrale di circa quattro volte superiore all’Lte. Ed è quindi più adatto per portare banda ultra larga a postazioni fisse.

«Il Governo sta sottovalutando la portata del nostro comparto e la nostra tecnologia- dice Spada. I provider fatturano assieme 3 miliardi di euro l’anno, in crescita del 15 per cento. Hanno 8.500 dipendenti e coprono un milione di famiglie e imprese, con un aumento del 20 per cento anno su anno».

di Alessandro Longo

Fonte:

http://nova.ilsole24ore.com/esperienze/gli-alternativi-della-banda-larga/

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